Una riflessione sullo spettacolo in salsa dantesca di Benigni
Una riflessione sorge spontanea su Roberto Benigni e sul suo tanto acclamato spettacolo itinerante – anche in Rai – dedicato alla enunciazione della Divina Commedia di Dante. Uno spettacolo mirato secondo Benigni a divulgare la cultura tra la gente comune, ad erudirla, ad innalzarla dal piattume, dal qualunquismo e dall’ignoranza quotidiana.
La riflessione in realtà non è una sola, ma sono 3:
1 – in percentuale quale sarebbe il calo di spettatori se lo spettacolo non avesse quel furbo e lungo preludio comicheggiante alla Zelig fatto di battute, sberleffi, frizzi e lazzi?
2 – durante l’enunciazione dei versi danteschi qual’è la percentuale media di spettatori che si fanno un sonno profondo o che pensano “Minchia che pizza ’sto Dante, tra quanto finisce ’sta tortura”?
3 – senza l’enunciazione della Divina Commedia lo spettacolo di Benigni avrebbe avuto tutta questa pubblicità e tutta questa cassa di risonanza con annesso grande seguito di pubblico pagante?
Ai posteri, anzi al commercialista di Benigni l’ardua sentenza.

30 Novembre 2007 a 18:31
Da sempre non sopporto Benigni e mi vanto di non aver mai visto un suo film o un suo “spettacolo”: mi bastano ed avanzano gli spezzoni che siamo costretti a subire dai telegiornali.
Quanto a Dante, preferisco leggermelo per conto mio, magari cercando di ricordare la recitazione e l’inflessione dei miei professori del liceo …
7 Luglio 2008 a 13:20
Non capisco bene il senso di questo post… Mi sembrano riflessioni insensate costrette più da una tua antipatia, sicuramente legittima, ma cmq fine a se stessa…
Ma ve bene il blog e tuo e ci scrivi quello che vuoi, pero secondo me avresti risparmiato qualche KB… E forse anch’io…
Bye